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la marchesa du deffant 133


E intanto scriveva: scriveva a Walpole, a Crawford, a Voltaire, ai Choiseul suoi parenti, a molti altri. Per essere più esatti diremo che dettava. Della sua calligrafia non si conserva nulla: corrispondenze e manoscritti sono opera di Wiart, il segretario che la accompagnava dovunque, che ella faceva svegliare all’alba per ricevere Io sfogo delle sue notti insonni. Questa dell’insonnia non era il minor tormento di una vecchiaia sterile ed irritata. Fino a ottant'anni ella ebbe il triste coraggio di correr le vicende delle cene in casa propria ed in casa altrui, coricandosi tardi nella notte, sola fino all’alba, quell’alba che ella non poteva vedere, ma che aspettava ansiosa per sfuggire alla torturante presenza di se stessa. «Ma journée ne commence qu’à six heures du soir. Je m’étais couchée la veille à cinq heures du matin. J’avaìs passé la nuit à jouer au pharaon. Voilà ce qui prouve le vide du coeur et de la tète... et on appelle cela vivrei» La coscienza della sua miseria morale le rendeva più insopportabile quella larva di esistenza che ella trascinava in unia oscurità perpetua urtandosi alla irrevocabilità del passato ed alla indifferenza di co-