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madamigella lespinasse 105


siastico Mora. Da tutta la corrispondenza che madamigella tenne con lui si ha l’impressione chiarissima della sua indifferenza, appena palliata dalle abitudini di un uomo di mondo, e da una specie di bontà compassionevole che, rintuzzando la passione della disgraziata donna, recava sempre nuova messe di tributi alla sua vanità; vanità antipatica che trapela perfino nell'elogio pronunciato sulla sua tomba, vanità che gli fece conservare le lettere di lei, — anzi affidare alla giovane moglie, la quale le pubblicò dopo la morte della Lespinasse. Non si trovarono quelle scritte a Mora!...

Le lettere della Lespinasse a Quibert ispirano una profonda pietà. Fa pena vedere come una donna di tanto merito si lasci trascinare dalla passione a un punto di esaltamento che rasenta a volte l’ingiustizia, a volte la follia, a volte il ridicolo. Il ritornello obbligato è «Vi amo! Soffro!» e lagnanze continue sulla di lui freddezza, sulla poca puntualità a rispondere, sulle sue distrazioni mondane. È con una indignazione che sarebbe comica se non sgorgasse fra le lagrime che ella lo rimprovera di non saper amare come il marchese di Mora. «Quale anima!