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nella botteguccia del vecchio Matteo era come se vi fosse sempre stata, come se il paese l’avesse veduta da anni immemorabili seduta a quel posto, tra il metro e la bilancia.

Le quattro pareti della bottega erano adesso tutte coperte di merci svariatissime. In fondo, sull’alto della scansia, riposavano accuratamente ripiegate le tele di cotone, i fazzoletti colorati, gli stampatelli per grembiuli, gli aghi, i bottoni; e sotto le stelle giranti, le comete, le banderuole per i bimbi accanto ai quaderni, alle penne, alle matite, alla carta assorbente per le pagine di calligrafia, alla creta per scrivere sulla lavagna.

Alcuni sacchi di riso e di pasta, anche di ceci, anche di lenticchie, secondo la stagione, riempivano la parete di destra e questa era roba che i commercianti affidavano volentieri a Giovanni, persuasi della sua onestà. Dall’altra parete, più breve, accanto all’uscio che metteva nella camera di Giovanni. si ammonticchiavano nella accoglienza dell’angolo piatti e scodelle e altre cose ancora, tanto che ognuno poteva sperare di trovare in quella botteguccia il fatto suo.

Gli oggetti più appariscenti poi stavano schierati in bell’ordine sul banco, e cioè: da