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Erano appunto, il giorno di S. Anna, intenti in casa Firmiani ad ammirare l’ingegnosa banchina che Giovanni stava per portare sulla piazza del villaggio (passo avanti dell’ombrello inaugurato a Pasqua) quando entrò improvvisamente Giuseppe, così improvvisamente che la Chiarina gettò un grido. Egli si era fatto alto, il più robusto e il più avvenente dei tre, vestito con una certa ricercatezza degli abiti smessi di Enzo (Chiarina li riconobbe subito) e con un cappello a cencio che egli portava sfondato sopra un occhio, in un modo che a Chiarina riuscì affatto nuovo.

— Sono venuto — disse subito Giuseppe fermandosi nel mezzo del cortile, dove aveva incontrato i suoi fratelli — a prendere la mia parte della casa.

— Ma se non è ancora venduta! — esclamò Giovanni.

— E poi — soggiunse Chiarina abbassando la voce — non so neppure se ci resterà qualche cosa, perchè i debiti di babbo erano molti e i signori Firmiani....

— Già — interruppe Giuseppe con una caricata espressione di sarcasmo — chi maneggia la roba degli altri ci vuol trovare il suo tornaconto.