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Un po’ davvero, un po’ affettata, le venne una febbricciuola, accompagnata da dolori reumatici, che la obbligarono a letto; dove Sofia si adagiò rassegnata, circondandosi di una nube di trine, di fiocchi color perla e color cielo appuntati su cuffitte trasparenti, in mezzo a lunghi accappatoi profumati d’ireos, a pezzuole cifrate, e a boccette di aceto aromatico.

Il ritratto del suo bambino chiuso in una bella cornice di metallo niellato, con una viola nell’angolo, le stava davanti appeso alla parete.

Formava dei progetti seri. Una volta guarita suo figlio tornava a casa; ella stessa se ne sarebbe occupata, sorvegliando i suoi giuochi, l’istruzione e l’igiene; lo avrebbe condotto a fare delle lunghe passeggiate, gli avrebbe insegnato presto che la vita non è altro che un martirio.

Se Maria, seduta ai piedi del letto, accennava qualche volta ad un prossimo ritorno in America, ella balzava fuori, avvinghiandosele al collo, supplicandola di non rapirle l’amicizia, il più gran