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alla chiesa della Passione e confrontandole col quadrante di una pendola rococò appoggiata sul marmo bianco del caminetto senza fuoco.

Filippo Cònsolo doveva essere l’animatore di questa spelonca. Minna non lo vedeva quasi mai, ma si era abituata a vivere con lui attraverso la parete delle loro due camere.

Lo udiva camminare, smuovere le sedie, voltare le pagine, scri¬vere, qualche volta fischiare a bassa voce un motivo d’opera, o uscire in una interiezione; e tutto questo nel breve tempo che stava in casa, brevissimo durante il primo anno, allungato poi per l’assiduità da lui concessa al lavoro elle stava preparando per il Concorso.

La camera del forestiere la rifaceva per solito la vecchia; Minna tuttavia vi penetrava qualche volta ad aiutarla ed era allora una curiosità di guardare quei libri, di toccarli, di leggerne una o due pagine, alla sfuggita. Per solito da queste visite apparentemente indifferenti ella ne riportava una commozione, un calore, per cui anche la solitudine ascetica della sua propria camera