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mai sul balcone quando il fore¬stiere era in casa. Incominciava d’altra parte la cattiva stagione e le finestre rimanevano chiuse.

Fu una domenica d’autunno inoltrato, in quel breve periodo di bellezza ritardataria chiamato l’estate di S. Martino che la vecchia attirò Minna sul balcone e mostrandole un signore che attraversava il ponte: Ecco — disse — il signor Cònsolo.

Minna lo vide di scorcio, vestito di un abito azzurro cupo, snello e forte, il bianco pallido della guancia tagliato dai baffi bruni, la testa possente china sul petto in atto meditativo. Lo seguii fin dove potè collo sguardo, ma egli prese il Naviglio di sinistra che fa una rapida svolta e scomparve a’ suoi occhi. Il Naviglio era lucente quel giorno, gonfio d’acqua, le case vi si specchiavano con nitidi contorni: Minna pensò che egli passava davanti alla bella balaustra del giardino Visconti e che l’avrebbe ammirata.

Riportando poi gli occhi a destra li tenne fissi per qualche istante sulle alte vette dei due alberi ancora verdi ma già tocchi del pallor dei moribondi che dal giardino Sormani