Pagina:Neera - Duello d'anime, Milano, Treves, 1911.djvu/64


Parve forse a Filippo di avvertire un recondito timore nella voce materna? Egli si affrettò a soggiungere:

— Nessuno, sta sicura ; nè uomini, nè cose.

La signora Cònsolo sentì ch’egli diceva la verità. Trepida per il figlio tanto amato costretto a vivere fuori della sua vigilanza si ma¬nifestava sempre in lei quando lo rivedeva un’ ansia segreta di sco¬prire se vi fosse alcun che di mutato in quell’anima tanto somigliante alla sua ma che era pure spinta dalla logica dei fatti in un ambiente opposto. - Donna temeva le donne e le disprezzava anche un poco.

Quest’orgoglio e questa gelosia infrenati da una grande padro¬nanza di sè stessa, emanazione sottile di un cuore che egli conosceva appieno e che era tutto suo, dava a Filippo una gioia egoistica e profonda. Passare così nella vita scrutatore e signore dei sentimenti che gli si agitavano intorno, di tutti curioso e da nessuno tocco, non era il suo sogno superbo?

La notte scendeva umida, molle, pregna degli odori che le piante dell’orto esalavano