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— Non ho tempo di amare — disse ancora Filippo.

L’incredibile dichiarazione cadde nel mezzo del piccolo circolo col tonfo cupo di una pietra gettata in un pozzo.

Ninetta che aveva fino allora tenuto gli occhi bassi si pose a guardare intensamente un cespo di lattuga. Dopo brevi istanti la sottoprefettessa si alzò, nessuno la ritenne, e appena uscita quell’ultima visita la signora Cònsolo fece mettere il catenaccio sulla porta.

Soli finalmente nella angusta ma cara e famigliare cinta dell’orto che il crepuscolo riempiva d’ombra, la madre pose dolcemente una mano sulla spalla di Filippo.

— Sei deciso a partire domattina?

— È necessario mamma.

— Comprendo. Che faresti qui se non perdere un tempo prezioso? Tu hai ora l’obbligo di tutti i condottieri, non ti appartieni più.

Queste parole rispondevano così perfettamente al pensiero di Filippo che egli trasalì come se qualcuno gli avesse frugato nel cuore; ma la mano era nota e lieve e in intima corrispondenza con tutto il suo essere.