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Giunse accompa¬gnata dalla figlia quando i Cònsolo, levandosi da tavola, si erano portati a prendere un po’ di fresco nel piccolo giardino domestico, metà giardino, metà orto. Filippo seccato fece per gettare il sigaro che aveva acceso allora allora.

— Ma le pare? - si affrettò a dire la sottoprefettessa accompa¬gnando le parole con una mossa così vivace verso il giovane che quegli arretrò due passi - continui, continui. Noi siamo abituate al turno ; anzi ci piace. Non è vero Ninetta ? Come riescono insopportabili le donne che non sanno tollerare le abitudini degli uomini ! Per me lo dico sempre a Ninetta: siamo docili, pieghevoli, dolci, serene, mansuete. Ciò vale molto più della bellezza.

Intanto che zia Aglae portava fuori qualche sedia la signora Còn¬solo ricevette con molta dignità le congratulazioni della nuova venuta, la quale tuttavia mostravasi tanto commossa della vittoria del giovane Cònsolo che la madre ne risentì una specie d’imbarazzo e scambiò con Filippo un’occhiata furtiva.