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Ma essi non poterono chiudersi subito come avrebbero desiderato nella loro gioia intima e silenziosa. La zia Aglae che viveva nella stessa casa accorse prontamente a far festa al nipote. Era una donnina alta, magra, nervosa, debole, impressionabile, che camminava a sbalzi, parlava a scatti e teneva sempre con sè uno sciallino di lana per mettersi sulle spalle quando la temperatura scendeva di mezzo grado.

Dopo essersi congratulata con grandi esclamazioni e trapassi dal riso alle lagrime, la zia Aglae volle sapere se Filippo aveva fatto buon viaggio. Viaggiare, per lei era una specie di disastro. Due sole volte era stata a Milano e quantunque vi si fosse preparata con tutte le cautele di dieta speciale, di scialli convenienti e di sali d’ogni qualità, ne aveva fatto entrambe le volte una malattia. Per questo considerava sempre un viaggiatore che non fosse mezzo morto come un essere straordinario. Avendola Filippo assicurata che stava benissimo, gli domandò allora se trovava sempre il suo conto nell’alloggio di Milano, e se vi sarebbe