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Milano povero e sco¬nosciuto in cerca di una cattedra, esitante nelle sue mosse di provinciale, celando l’immensa ambizione sotto una maschera di freddezza dignitosa.

Uscendo dalla romantica strada dei Navigli trovò il Corso Prin¬cipe Umberto già animato dal via vai delle carrozze indirizzate alla Stazione. Trasse l’orologio e volle confrontarlo con quello dell’angolo di Via Moscova. C’erano pochi minuti di differenza.

Sul piazzale della Stazione urtò un uomo che correva con un fascio di giornali sotto il braccio. Ebbe il pensiero di comperarne uno, ma gli parve troppo presto per esservi stampata la notizia.

Si diresse allora al Ristorante dove sorbì, in piedi, una tazza di caffè nero, poi andò direttamente a provvedere un biglietto di seconda classe per la linea di Parma e attese senza impazienza che arrivasse il treno.

Nel carrozzone al quale affacciossi finalmente c’erano già due si¬gnori ed una signora, ma restando vuoto un posto d’angolo lo prese e vi si stabilì subito, isolandosi, colla faccia rivolta al finestrino. La ridda dei suoi pensieri era infinitamente più interessante