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faceva apparire meno cadenti. Dalle ve¬trate delle ampie finestre trasparivano eleganti tendine di pizzo e il grembiule bianco di qualche cameriera passava immacolato di fre¬schezza sui terrazzi di pietra dorati dal primo sole.

All’altezza del palazzo Busca salutò un conoscente. Quegli non sapeva ancora nulla della vittoria di Filippo. Anche le altre persone, gli ignoti che gli passavano accanto, non potevano sospettare in lui il trionfatore del giorno. Se lo avessero saputo lo avrebbero osservato con curiosità e molti con invidia.

Filippo era fiero di questo isolamento che lo poneva nella condi¬zione di guardare senza essere veduto. Il suo orgoglio inclinava a mostrargli la città che stava destandosi in quel fulgido mattino di luglio come una bella schiava pròna dinanzi al conquistatore. Il sapore inebbriante del primo morso dato alla gloria gli risvegliava tutte le cupidigie di dominio. Sapeva che non si sarebbe fermata al successo di un Concorso; questo era un primo passo appena, ma quanto gi¬gantesco dal dì in cui era giunto alle porte di