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tempo che le dà la misura del suo potere. Filippo non le ispira più nessuna soggezione; ella ha verso di lui la deferenza della compagna, la gentilezza della donna educata, ammira ancora il suo ingegno, si inchina alla sua cultura; ma moralmente non lo riconosce suo superiore. La voce della coscienza la fa libera. Sente di poter contrapporre all’ideale ambizioso di Filippo un ideale d’amore infinitamente più alto e tanto basta alla sua fede.

La notte trascorre agitata. Il bambino si volta e si rivolta lagnan¬dosi nel sonno. Ad ogni momento Minna balza dal letto per osservarlo. Ha le guancie accese e il respiro affannoso. Scotta. Certamente ha la febbre. Gli pone il termometro: trentotto gradi a mezzanotte; alle due del mattino sono trentotto e qualche linea; in seguito le linee sal¬gono, salgono; trentanove e quattro segna il termometro quando l’alba imbianca il vano della finestra.

Minna sa che la febbre nei bambini è un fenomeno abbastanza comune; ciò che la inquieta è il mal di gola del quale si lagna il suo piccino. Lo spettro della difterite