Pagina:Neera - Duello d'anime, Milano, Treves, 1911.djvu/237


commediografi, e giornalisti, uomini ce¬lebri in qualsiasi modo purchè giovani, e poi vi ricama sopra un ro¬manzetto e chiama ciò fare della letteratura. Una forma come un’altra di caccia all’ uomo. Avrà scritto, suppongo, anche a Cònsolo; carta grigia con filetto bianco, una freccia sull’angolo sinistro col motto « dove ferisco, risano ». Non so se ne abbia una per ogni corrispondenza. Può chiederne a Filippo... lei non è gelosa?

Minna fece prontamente un gesto di diniego, ma non disse più nulla, scandalizzata dalla maldicenza dell’Agrati e non volendo farsene complice con una nuova inchiesta. Si pose invece a guardare in silenzio gli altri commensali; Daisini dal volto affilato e stanco dove era tutta spiegata come in un programma la sua bontà e la sua mansuetudine; Pesaro, bello, intelligente, gentile della gentilezza propria delle persone felici. Non vedeva Stello, doveva trovarsi al lato estremo della tavola, mascherato forse dalle protuberanze elefantesche di un signore che stava allacciandosi il tovagliolo sopra il nastro della commenda.