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Privo come egli era di famiglia trovava nel piccolo appartamento di via Montebello il tepore del focolare che non aveva mai posseduto e accanto all’ uomo che stimava sopra tutti gli altri una gentile incarnazione di donna sor¬ridente all’ inconscio desiderio della sua giovinezza. Egli aveva sempre qualche questione da sottoporre al giudizio del suo antico maestro, ma alcune volte Filippo tardava a uscire dal suo studio, e allora la serata trascorreva più intima fra Minna e il bambino sul quale il suo bisogno di tenerezza si riversava completo, senza neppure avver¬tire un lontano rimpianto che in un cuore meno puro del suo si sarebbe affermato nella forma acuta dell’ invidia.

Per Minna l’ammirazione di Stello era, dopo la grande tempesta del suo amore, come un balsamo sulla ferita.

Ritrovava le istesse idee che l’avevano sedotta in Filippo tra¬sportate in un temperamento di assoluta schiettezza e di più semplice congegno.

I loro colloqui, anche trattando argomenti insignificanti, si ab¬bellivano della fraterna simpatia delle loro anime: nè vi poveva