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pensieri con¬densati, noi dobbiamo coltivare il nostro Io, quanto dire il fascio di armi che una forza occulta superiore d’assai al nostro giudizio ci ha pòrto affinchè ne usassimo per nostra difesa nella lotta degli istinti volgari colle attrazioni della suprema bellezza ».

Queste queste le parole di Filippo. E altrove : « Si può immagi¬nare uno sciocco, un presuntuoso, un povero di mente tutto pervaso dal sentimento altruistico di fare il bene ? Qual bene potrà fare se non quello di sottoscrivere una colletta o di accettare un posto di segre¬tario in un Comizio ? Pensiamo invece al santo egoista che vive rac¬colto nella sua anima come in un tempio lavorando assiduamente con austere rinuncie, con intimi sacrifici, con ferree discipline, affinchè da quel tempio irraggi sempre più la luce dell’intelletto, unico sole benefico, ai cui raggi si scalda l’umanità. L’uomo che regge nelle sue mani la sorprendente lampada del pensiero da quale maggior dovere è incalzato, se non dal dovere di tenerla accesa e ben alta sulla folla, acciò che i più lontani possano scorgerla, e i timidi, e