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mila lire per la migliore opera che o filosoficamente o poeticamente additasse, risvegliando le forze ideali dei giovani, la meta cui tende l’umanità novella„.

Ed egli conosceva il lavoro di Cònsolo pagina per pagina. L’amico glielo aveva letto — a lui solo — in certe ore di febbre intellettuale. Opera altamente filosofica la percorreva tutta un soffio gagliardo di poesia, e poichè si andava mormorando che l’ingegno di Cònsolo essenzialmente dinamico sembrava riuscire nella missione occulta di attivare le cellule cerebrali anzichè in quella di produrre opere proprie, il trionfo acquistava nella rivelazione un più profondo significato.

Stello disse a sè stesso che finalmente la ricompensa aveva saputo trovare la strada del vero merito; e guardò il suo maestro.

Guido Pesaro continuava a parlare e Filippo Cònsolo lo ascoltava, attento, padrone di sè, dominando l’assemblea colla maestà della sua testa leonina. Per quanto il corpo che la sosteneva fosse di giuste proporzioni era tuttavia superato, quasi nascosto dalla straordinaria espressione di forza a cui le linee