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nelle battaglie dell’esistenza pre¬ventivamente corazzati dall’affetto dei genitori, dall’educazione, dall’ambiente famigliare, ella si era trovata nella necessità di procedere anzitutto a formarsi una corazza; e non ne conosceva ancora la resi¬stenza, non sapeva fino a qual punto avrebbe potuto lottare; più che tutto voleva essere sicura di aver ragione. La felicità per lei consisteva in questo : poter guardare dritto innanzi a sè e darsi intera a qualche cosa che fosse al disopra di sè. Non per altro amava Filippo; e se la sua devozione doveva procurare il benchè minimo bene a colui che ella poneva al disopra di tutti gli uomini avrebbe nella sua umiltà benedetto qualunque sacrificio.

Ma dalla sera in cui Minna credette di stringere fra le braccia il proprio ideale Filippo le era sfuggito ogni giorno un poco. Realmente era mai stato suo? La scena fatale del balcone rievocata, mille e mille volte le sembrava vieppiù incomprensibile messa a confronto della vita presente e l’onta, che nell’ardore ideale della dedizione non aveva al¬lora quasi avvertita, le si appesantiva