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Niente altro.

La gelida missiva giaceva a portata di mano nel cassetto del ta¬volino dove Minna rinchiudeva i suoi lavori e dove andò a cercarla appena le forze le tornarono a poco a poco, sperando di potervi leg¬gere fra le righe una parola d’affetto che le fosse sfuggita prima, o una promessa, o una speranza. l suoi occhi schiusi oramai al mistero dell’essere, le sue mani tremule ancora dall’aver bussato alle porte dell’eternità, si posavano ansiose su quel foglio che gli occhi di Fi¬lippo avevano percorso, che le mani di lui avevano piegato all’atto della sua volontà altera, sentendo irremissibilmente di non essere lei stessa che un fragile foglio dove egli aveva impresso con un gesto indifferente le parole del suo destino.

E attese ancora.

Votata per temperamento e per circostanze alla vita contempla¬tiva l’attività di Minna tendeva a svolgersi sopra una scala di lotte interne, di conquiste graduali, verso quel Vero che ella intuiva per intima forza ma che nessuno le aveva insegnato mai. A differenza de’ suoi simili che vedeva entrare