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candidato parlamentare, cavaliere senza macchia e senza paura; o come Marco Agrati un po’ frutto secco, oramai, in mezzo a tante speranze giovanili, ma che aveva tuttavia magnifiche doti di intellettualità e di cultura?

Ultimo ascritto a quel gruppo di audaci che non aveva esitato a chiamarsi Circolo degli Eroi, quasi monito costante alla finalità di ciascuno e sfida superba ai deboli ed ai vili, Stello vi si trovava ancora un po’ a disagio, vergognoso della sua nullità. Era stata la sua sconfinata ammirazione per Cònsolo che lo aveva deciso, lui timido agnellino, a entrare in quel branco di lioncelli ruggenti sempre pronti a dare la scalata al cielo, ognuno dei quali avrebbe potuto prendere per motto “È tra le mie virtudi, prima virtù l’orgoglio„.

In Filippo Cònsolo specialmente l’orgoglio si ammantava di così fiere attitudini, ed egli sapeva portarlo con sì nobile disinvoltura, che anche negli eccessi sembrava sul suo dosso la porpora di un re.

Tutto ciò che vi era in Stello di ardenti aspirazioni, di ideali elevati, la sua stessa