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volto illuminato da una rassegnazione angelica ella rispose:

— Buona notte.

Filippo partì. Ella ne udì il passo lungo le scale, udì sbattere la porta. Fece un movimento per recarsi alla finestra e vederlo passare sul ponte ma non fu capace di muoversi; era sfinita di forze, con quello stiramento doloroso nelle viscere che le procurava una contrazione di tutte le membra.

Perchè egli l’aveva guardata così fissamente? Le venivano alla memoria racconti raccapriccianti di bambini nati in condizioni ecce¬zionali e di madri snaturate che li avevano uccisi con le proprie mani.

Non riusciva a capire come ciò fosse possibile, ma la visione macabra la ossessionava nella solitudine assoluta dell’appartamento vuoto, così stremata e affranta, priva di consigli e di cure.

Più tardi si trascinò sul letto, ma dormì male e il breve sonno fu interrotto da apparizioni tragiche di corpicini mutilati, di bare al¬ternate a bare in una fila interminabile e su dalle bare rigettando lungi il coperchio vedeva sorgere testine ingioiellate, bianche pelliccie, occhi ridenti...