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ascesa infaticata verso una meta che innalzandosi si allontana sempre più e ciò lungi dallo scoraggiarla la infiammava di entusiasmo.

Sullo scrittoio di Filippo c’era un ferma-carte di cristallo chiu¬dente il ritratto di sua madre. La madre medesima aveva trovato questo modo per essergli presente a tutte l’ore da quel posto. Benchè immo¬bili le pupille d’acciaio della signora Cònsolo, luminose e fredde, ri¬cercavano quelle del figlio parimenti fredde, parimenti luminose, con¬tinuando attraverso la lontananza la fusione delle loro anime unite nello stesso ambizioso amore.

Questo ritratto attirava Minna con un fascino crudele, che se la appassionata somiglianza con Filippo fondendo le due immagini in una immagine sola le dava nel rimirarla uno struggimento di tenerezza, veniva pure dalle pupille acute della signora Cònsolo, dalla fronte im¬periosa, dalla bocca schiva, dal mento che sapeva il dominio, una vaga, strana, indicibile sensazione che gliela faceva sentire nemica. Li vedeva allora riuniti nella casa che era la loro, felici