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l’ago facen¬dole sbocciare in grembo la flora meravigliosa del suo lavoro di Aracne.

L’autunno, non solo i bei giorni dorati della fine di settembre, ma anche l’ottobre grigio e triste, vide la ricamatrice fedele al suo posto ; un po’ più pallida forse, e più lento e più stanco il movimento del braccio traente l’ago, quasi circonfusa di un indistinto mistero che le aurelava l’umile fronte.

Gli occhi di Minna, pure stanchi, si sollevavano tratto tratto a contemplare il paesaggio in cui le tinte sole erano mutate; più cupa l’acqua del canale sotto i morsi del primo freddo, ingiallite le foglie che ancor rimanevano sugli alberi, più malinconici i giardini, più sfumato sull’orizzonte il ponticello dell’Ospedale, diminuite le vette dei platani nel parco Sormani ; ma tutto così noto, così caro al suo cuore riconoscente che ella ritardava sempre il giorno della separazione.

Furono le pioggie di novembre alternate colla nebbia che la ob¬bligarono a rinchiudersi nella sua cameretta e lo fece ancor più di malavoglia del solito, oppressa da