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trovavano soli; la notte era alta; la fiamma della candela oscillava nel buio come una lingua di fuoco.

— Renata....

Pronunciò il nome con voce gutturale, un po’ ansante. Ella che aveva curvato la testa meditabonda la rialzò di scatto, vide luccicare una scintilla umida nelle pupille di suo marito e mormorò nel suo interno: imbecille. Poi si drappeggiò ratta nelle pieghe del mantello, andò a prendere il calamaio e un foglio di carta e disse duramente:

— Scrivi.

Coll’attitudine di un cane battuto Giacomo Dena si accomodò nel suo letto cercando un punto d’appoggio. Ella gli accostò il tavolino da notte e gli pose in mano la penna. Disse ancora: — Scrivi: io detto.

“Per una fortunata combinazione ho forse l’uomo che cerchi. Dico forse, perchè appunto in ragione delle difficoltà da te già esperimentate, alle condizioni proposte ve ne sarà qualche altra da aggiungere. Spero tuttavia che ci intenderemo. La nobiltà anzitutto è della più antica che si possa desiderare; l’uomo, meno vecchio di quanto si