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70 addio!


Lasciai subito il ballo — avevo la febbre.

Nello spogliarmi vidi che mancava una moneta alla mia collana...


Non credo di esprimere un pensiero nuovo dicendo che l’indomani di un ballo è la cosa più triste che si possa immaginare.

Non più lumi, non più musica, non più illusioni — l’abito gualcito che penzola sulla sedia come un corpo privo d’anima — il libretto delle danze pieno di nomi indifferenti e di bugie — i guanti stracciati, un po’ d’emicrania.... e la persuasione di non esserci divertiti.

Nel caso mio c’era, di peggio, una sciagurata passione che rendevami uggioso e melanconico ciò che avrebbe dovuto essere la mia consolazione.

Le abitudini quotidiane, l’ordine della famiglia, i pensieri che una donna deve più o meno consacrare alla casa erano altrettanti pesi per me — era una spietata realtà che mi strappava alle mie fantasticherie.

Anche il colonnello mi irritava.

La sua calma sembravami freddezza, la