Pagina:Neera - Addio, Firenze, Paggi, 1897.djvu/20

6 addio!


La sera stessa il colonnello riceveva dalla mia bocca la solenne promessa.


I timidi pudori, le caste esitazioni, tutti i palpiti, tutte le ansie segrete delle giovani spose io non le conobbi.

Balda di sicurezza, vincolai lealmente il mio avvenire a quello di un compagno che stimavo, che amavo — nè mai ombra di dubbio offuscò la mia fede serena, mai paura di pentimento venne a turbarmi.

Dal canto suo mi aveva ciecamente confidata la sua felicità, nè alcun matrimonio fu contratto sotto migliori auspici del nostro.

Nessuna nube prima — nessuna nube poi.

I marinai pretendono che quando il cielo è soverchiamente calmo si prepari più terribile la bufera.

I mesi si succedevano e noi eravamo proprio felici.

Mio marito mi usava le più affettuose premure; il suo carattere sempre eguale, benevolo, un po’ serio, armonizzava perfettamente co’ miei gusti e colle mie abitudini.

Egli era studioso, ed io amavo lo studio;