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appena esse furono scomparse si mise a giocare con la nipotina, facendo il pazzo: rideva sfrenatamente, scuotendosi tutto; d’improvviso taceva, diventava cupo, con gli occhi fissi, poi ricominciava a ridere.

Le ragazze si divertivano; cominciarono anch’esse a ridere pazzamente, e tutto il cortile luminoso, e tutta la casetta tranquilla, liberata della presenza tragica delle ospiti addolorate, echeggiò di gioia nella gran pace del meriggio.

III.

Le Era viaggiavano sotto il gran sole di luglio. Dovevano scendere la valle, percorrerne il fondo, risalirla e poi ascendere le montagne violacee che chiudevano l’orizzonte, dove i picchi selvaggi svanivano nella chiarezza cinerea dai vapori estivi.

Era un triste viaggio. Le due donne cavalcavano su uno stesso cavallo, mansueto e melanconico; dei compagni di viaggio chi precedeva e chi seguiva, sbandati, oppressi dal caldo, dal silenzio, dal dolore. Essi soffrivano per la condanna di Costantino quasi quanto le due donne; tacevano rispettando l’angoscia muta di Giovanna, e se osavano parlare, la loro voce si smarriva senza vibrazioni nel gran silenzio dell’ora e del paesaggio. Cammina cammina, la valle scendeva giù verso un torrente asciutto,