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a Giovanna, e mentre gli altri condannati ricevevano denari, chi più chi meno, egli si privava anche del suo guadagno.

— Io non capisco, diceva l’ex maresciallo, — tu diventi rosso e pare che ringiovanisca; ma sei trasparente, mio caro.

Costantino si sentiva ardere il viso e il sangue rombargli entro la testa: poi cadeva in prostrazione e soffriva la nostalgia come neppure il primo anno l’aveva sofferta. Vedeva il grande altipiano addormentato nella quiete autunnale, giallo sotto il cielo chiaro; e le montagne battute dal tiepido sole; e sentiva la fragranza delle vigne e dei frutti che tardano a maturare in quel paese di pastori e di api. Vedeva le volpi, le lepri, gli alveari, gli uccelli selvatici, i cavalli, le siepi coperte di more, tutte le cose che avevano rallegrato la sua infanzia infelice. Ricordando lo zio, il vecchio avvoltoio crudele, che l’aveva tormentato in vita, ed anche dopo morto lo tormentava così, sentiva un impeto d’odio: poi pensava: — ora non esisto più! — e si pentiva e pregava per l’anima sua.

Altri non odiava; nessuno; neppure il vero assassino, neppure Brontu Dejas, al quale del resto non aveva ancor nulla da rimproverare; neppure il re di picche che lo martoriava continuamente. Non aveva forza di odiare. Sentiva una dolcezza triste nel sangue, come uno che sta per addormentarsi, e un sentimento d’amore, tenero, dolce, melanconico come quel sole d’autunno. E quel sentimento era tutto per lei;