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il mio diario di guerra 179

— È morto. È il romano. — Un gruppo di bersaglieri è raccolto attorno al cadavere. È stato fulminato da un palletta di shrapnel, mentre usciva dal ricovero. Appello delle squadre. Nel mio plotone nessun ferito. Nelle altre compagnie ci sono alcuni uomini fuori di combattimento.

Mattinata temporalesca. Burrasca. Le artiglierie tacciono. Mezzogiorno solatìo. Usciamo tutti al sole malgrado gli shrapnels. Ci asciughiamo un po’. Nel pomeriggio i loro cannoni tirano qua e la. Mentre scrivo, tirano sulla nostra terza linea, ma le granate cadono nel lago sollevando colonne di acqua. Dal punto dove mi trovo si vede un piccolo tratto di mare. Una domanda che i bersaglieri mi rivolgono spesso:

— Quanto siamo lontani da Trieste? —

Il tenente che comanda la mia compagnia è stato promosso capitano. Gli mando le mie felicitazioni.

— Per «bagnare», le stellette ci vorrebbe un barile di grappa... — commenta un bersagliere che prima della guerra dimorava a Trieste.