Pagina:Mussolini - Il mio diario di guerra, 1923.djvu/136

128 benito mussolini


Sarà, forse, la mia amorosa

Che la portano a sotterrar.

O becchino, che porti la bara
Per favore, riposati un po’.

Se da viva, non l’ho mai baciata,
Or ch’è morta, la voglio baciar!

La sua bocca, ora, sente di terra,

Mentre prima odorava di fior!

Sono le canzoni sgorgate dall’anima primitiva del popolo. Sono passate da generazione a generazione e i soldati se le sono trasmesse da una classe all’altra.

Ore quindici. Riapparizione del Taube nemico, che vola altissimo. Verso il tramonto, duello stracco delle opposte artiglierie. Distribuzione del tabacco governativo, con le relative tre cartoline in franchigia.

Si scrive. Si fuma. Il fumo è una distrazione.

3 Aprile.


Grande sole. Stamani nella solita «ricognizione» ci siamo spinti ancora più in là. Erano con me i caporali Pietroantonio, un giovane abruzzese tornato dall'America per fare il soldato, e Serrato Antonino, un valido e animoso siciliano del distretto di Cefalù. Verso le 11, l'artiglieria nemica ha battuto con granate shrapnels le nostre posizio-