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Pagina:Morandi - Origine della lingua italiana.djvu/57


dalla lingua italiana 45

dopo? Che ci si mettano quelle poche, le quali, come adjutare e cordolium, s’incontrano tanto nel latino arcaico, quanto nel latino della decadenza, sta bene; perchè è molto probabile che codeste forme, confinate ne’ bassi strati sociali durante il periodo classico, ritornassero poi a galla col prevalere di essi; ma quelle che troviamo usate per la prima volta da san Girolamo, da sant’Agostino, da Prisciano e da altri autori, vissuti nel quarto, quinto o sesto secolo dopo Cristo, con qual diritto volete bollarle per volgari, quando invece non sono altro che neologismi? Tanto varrebbe chiamar volgari tutte le parole italiane che non si trovano nei Trecentisti, essendo venute in uso dopo il Trecento!

Il Littré, che combatte alla sfuggita quest’ipotesi della derivazione delle lingue romanze da “un certo latino rustico,„ fa un’osservazione molto giusta. “Se si crede,„ egli dice, “che il vernacolo (patois) latino, che senza dubbio si parlava nelle campagne al tempo d’Augusto e dei suoi successori, sia più specialmente l’origine delle lingue romanze; vale a dire che le voci del basso latino, come cupiditare, hominaticum, coraticum, appartenessero ai vernacoli; io stimo che si sbagli. In generale, queste forme del basso latino son lunghe; e perciò indicano che le popolazioni da cui erano state create e venivano usate, avevano perduto il senso delle forme più corte e più analogiche, proprie della latinità. Ora, il vernacolo (basta osservare i nostri) non ha punto questo carattere; il vernacolo ritiene più che al-