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Pagina:Morandi - Origine della lingua italiana.djvu/46

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gli oratori, non più di quel che oggi la plebe nostra intende la messa;1 e come se questo fosse poco, aggiungeva, che essi andassero al teatro, non già per intendere i versi del poeta, ma per godere dello spettacolo scenico; e perciò, secondo lui, si chiamavano spettatori e non uditori:2 speciosa ragione, a distrugger la quale basterebbe osservare, che spettatori si chiamavano anche le persone cólte, le quali andavano anch’esse al teatro.

Egli inoltre non sapeva capacitarsi come mai le donnicciole di Roma sarebbero potute riuscire a imparare le declinazioni de’ nomi e le coniugazioni de’ verbi, e specialmente de’ verbi irregolari: cose, diceva, che fanno sudar sangue anche noialtri dotti. Come mai volete, domandava il brav’uomo, come mai volete che quelle povere ignoranti potessero servirsi del verbo ferre (portare), che nel presente fa fero (porto), e nel passato fa tuli (portai), e nel supino muta ancora, e fa latum? — Qui, l’ottimo messer Leonardo somiglia proprio a quel tale che, andato in Francia, si maravigliava che là anche i bambini sapessero parlare il francese. Dio buono! anche la donnicciola fiorentina, senza aver studiato grammatica, tira fuori bravamente dall’infinito essere il presente sono, l’imperfetto

  1. “Pistores vero, et lanistae, et hujusmodi turba sic intelligebant Oratoris verba, ut nunc intelligunt Missarum solemnia.„ (Pag. 63 della cit. ediz.)
  2. “Tu enim turbam convenisse putas ad carmina poëtae intelligenda, ego autem convenisse puto ad ludos scenicos spectandos. Itaque non auditores qui aderant, sed spectatores dicebantur.„ (Pag. 64.)