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alto-tedesco sparôn; l'ital. leccare deriva dal latino lingere e ligurire e dall’antico alto-tedesco lecchôn; rubare, dal lat. rapere e dall’antico alto-tedesco roubôn; senno, dal latino sensus e dall’antico alto-tedesco sin.

Terzo caso, più raro, ma insieme più curioso di tutti: le due forme si confusero in una terza, che le riassume entrambe. Per esempio, guiderdone è certo derivato dall’antico alto-tedesco widarlôn (ricompensa); ma la seconda parte lôn (moderno ted. Lohn, mercede) fu scambiata col lat. donum (basso lat. widerdonum); e così ne nacque una parola anfibia, mezzo tedesca e mezzo italiana, widar (contro), che è il moderno wider, e dono: widar-dono (guider-done), controdono, ricompensa.

Possiamo dunque concludere, che l’opinione del Bembo contiene solo una piccola parte di vero. E possiamo anche, di passaggio, osservare, che chi riguardava le lingue romanze come un imbastardimento del latino, è naturale che inclinasse altresì a crederle meno perfette di esso. E questa credenza, così funesta alla nostra letteratura e comune tuttora a molti, trova facili conferme in superficiali e parziali confronti; giacchè, per esempio, è di certo un danno l’aver perduto quasi tutti i participi in rus, ra, rum (venturo, futuro, ma non letturo, amaturo, ecc.), e quindi non poter dire spicciamente e comunemente, senza ricorrere è un latinismo: “Evviva, o Cesare: i morituri ti salutano!„ Ma, in compenso, quanta maggior precisione e chiarezza non hanno ag-