Pagina:Moore - Il profeta velato, Torino, 1838.djvu/32


[27]

L’infelice donzella si ritrova
485In sede orrenda; un lungo ordine al guardo
Le si presenta di squallidi corpi
Che, mentr’ella trascorre, al tetro lume
Di meste tede aprir sembran le labbra
E basse note mormorar. S’arretra
490La spaventata e vede esti defunti
Libar neuro licor, mandando a torno
Il fatal nappo. In quest’orrido punto
(Ah! quei guardi e quel nappo insanguinato
Le staran sempre nel pensiero impressi)
495Fu l’infelice dal profeta astretta
A proferir tremendo, orribil giuro
Nel linguaggio d’ inferno — e fu che sempre,
Finchè di lui la mistica presenza
Rimarrà sulla terra, e l’arco azzurro
500Del dì sovr’essi brillerà sospeso,
Sempre, per quello invïolabil giuro,
Nella gioia e nel duolo ella al suo fianco
Si starà... sempre! — Di sè stessa uscita
La meschina giurava e «sempre, sempre»
505Quegli spettri gridando eco le fero.
     Da quell’ora fatal la sciagurata
Tutta fu del profeta — ed ella, ahi lassa!
Si credeva del ciel. La mente e il core