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Rov. Lo stesso tipo, arg. ½, tav. II, n. 14.

Il tipo delle lune crescenti ovvio in monete tarentine, vedesi qui per la prima volta in quelle di Turio. Imitato dalle prime nello stile e nel peso è l’obolo descritto al n. 2, e dalle monete d’Atene il simbolo della luna aggiunto a Minerva. Se ciò volle dinotare lo spirito lucido e chiaro della dea eterea, l’aurea lucerna, χρύτεον λύχνον, datale da Omero (Odyss. l. XX, v. 34), si troverebbe avere lo stesso significato.


MESMA in BRUTTIIS.


ΜΕΣΜΑΙ....T. muliebre a d.

Rov. Vittoria volante a s., che ha nella d. una corona e con la s. sostiene un lembo della veste, br. 3, tav. II, n. 15.

È la t. della ninfa Misma o Mesma, simile all’altra ch’è nelle monete di questa città, aventi nel riverso una figura virile seduta su d’una rupe ed accompagnata da un cane (avellino, Mus. Borb. tom. VI, p. 2, tav. LXIV, n. 3; milling., Anc. coins p. 21, tav. II, n. 1), che altri suppose dell’eroe fondatore, ma che per la stretta relazione tra Pane e le Najadi, dovrà reputarsi di questo dio. Qui la vittoria volante ne richiama quella delle medaglie di Terina ugualmente effigiata, e dove allude del pari ai giuochi celebrati in onore d’una ninfa; culto comune nella Magna Grecia, e soggetto di molti tipi interessanti, che supplir potrebbero in questa parte la serie de’ miti locali dell’Italia1.


  1. Alle note rappresentanze dell’Aufido, dell’Isaro, del Sarno e del Silaro, aggiunger devesi quella del Crati, che parmi doversi riconoscere nella moneta con epigrafe ΚΩΣΙ, e t. giovanile cornuta con corona di canne (avellino, Opusc. tom. II, p. 132). In un esemplare esistente presso i sigg. Marincola in Catanzaro, del quale ho qui riportato il disegno, leggesi chiaramente ΚΩΣ e vedesi nel dritto una t. assai più giovanile di quella espressa nella medaglia del ch. Avellino.
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    Questo rarissimo esemplare, il secondo finora conosciuto, ha per compagno