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quattro secoli dopo, ma poi soggiunge che quando fosse vero tal atto, parlerebbe dell’elezione in generale d’ogni vescovo, indi come per correggere l’improbabilità della sua asserzione, soggiunge che qualche testo malamente dal Panvinio creduto di Guglielmo bibliotecario, ha de electione domini Papae, senza avvedersi che esso già lo aveva riferito nella vita de’ pontefici di Anastasio1, e che certamente appare se non contemporaneo almeno di poco posteriore.

L’anno 885 essendo stato Adriano invitato dall’imperatore Carlo a recarsi a Vormazia, dove intendeva di tenere una gran dieta, messosi in viaggio cadde ammalato passando presso Nonantola, ed essendovi venuto meno sul finir di settembre, fu sepolto in quella celebre badia.

Un sol denaro abbiamo da Adriano III fatto coniare durante l’anno del suo pontificato. Ha lo stesso tipo di quello di Adriano II (Tav. V, N° 2), solamente che da un lato invece di Lodovicus ha Cross-Pattee-Heraldry.svg CAROLVS IMP e nel campo legato assieme il nome di ROMA; nell’altro col solito Cross-Pattee-Heraldry.svg SCS PETRVS ha nel campo in monogramma ADRIAN. Ne ignoro il peso.


STEFANO V

885-891.


Giunta a Roma la notizia della morte di Adriano, il clero e popolo si radunò ed elesse a suo successore Stefano prete cardinale de’ Santi quattro Coronati.

Nelle vite d’Anastasio bibliotecario narrasi che nella domenica che seguì al giorno dell’elezione fu dal clero di Roma portato alla basilica di S. Pietro ed ivi consecrate2, e che Deinde cum venerabilibus episcopis et augustali legato ac honorabili senatu per omnia sacri palatii perrexit vestiaria, dal che apparirebbe che il messo dell’imperatore accompagnò il papa al palazzo Vaticano, ma non dovette aver verificato l’atto d’elezione, poichè troviamo che Carlo saputo della consecrazione di Stefano avvenuta eo inconsulto3 andò in collera, e mandò due legati per deporlo, ma viste poi l’atto mandatogli dal papa dal quale risultava che plus quam

  1. Rerum ital. scriptores. T. III, pag. 269.
  2. Idem, pag. 270.
  3. Annales Fuldenses. Pertz, T. I. Scriptorum, pag. 402.