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nemmeno parlandone, tra le monete di Carlo Magno, Lodovico e Lottario quelle dai papi battute coi loro nomi, attribuendo persino a Carlo Magno un denaro di Giovanni VIII vivente nell’880, e sul quale non è nominato l’imperatore.

Da questo vediamo qual fede si possa prestare al disegno del denaro in questione, sul quale lesse CAROL, quando sulle monete italiane di Carlo Magno mai trovasi la lettera O, usata solamente da Carlo il Grosso, epperciò assai dubito che essendo liscio nel contorno il suo pezzo, vista quella figura e tal rovescio, ne trasse partito al suo scopo, cioè di provare l’assoluto dominio di Carlo sopra di Roma.

L’Argelati1 riporta un pezzo che pretende lo stesso che quello del Le Blanc, e che dice esistere presso l’avvocato Custodi. Vi legge Carolus senza alcun titolo, e nel campo una V che spiega Vivat Carolus; ma il Carolus colla O allora non era usato, l’assenza de’ titoli cosa impossible, e il rovescio colla P aperta, che si vede copiato su quello del Garampi, quando l’altra del Le Blanc ha ROMA, mi fanno fortemente sospettare che il pezzo sia lo stesso del Garampi, che ne sia stato alterato il disegno, epperciò credo di ommetterlo descrivendo le monete papali.

M’atterrò in conseguenza a quello del Garampi, il quale solamente si sbag1iò nell’interpretare il monogramma, probabilmente per esser il denaro molto logoro, quantunque però vedesse che doveva esservi il nome d’un papa, ma quando meglio avesse esaminato la P, avrebbe osservato che il tratto della curva sporgente trovavasi pure sul monogramma dei denari di Leone III, così neppure vide il tratto che è attaccato all’estremità inferiore dell’asta che prese per una I, quando invece doveva avere la forma d’una L, ed allora riconoscendo che vi si leggeva LEO PA, si sarebbe rassicurato che la figura rappresentata era positivamente quella di Carlo Magno.

Nello stesso errore cadde il Vignoli2, che illustrando un denaro di Leone IV, non badò a questi tratti, onde fece disegnare le lettere IO PA, ma poi visto che il nome dell’imperatore era Lottario, regnando il quale non visse alcun papa Giovanni, senza badare a quanto sul disegno vedevasi, al detto Leone lo attribui.

Pubblicando perciò il denaro del Garampi, crediamo di dover rettificare le due lettere P ed I mal lette, e così ci resta un monogramma uguale a quelli degli altri denari di Leone III.

  1. De monetis Italiae dissertationes. Mediolani, 1750. T. III, pag. 63. Tav. I. Roma.
  2. Antiquiores pont. rom. denarii. Pag. 35.