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abbiamo già veduto era di grani 6048, onde cadun pezzo riusciva del peso di grani 23 incirca.

Questa legge ebbe vigore sotto Carlo Magno sino incirca all’anno 8001, quando senza che sia a noi pervenuto il capitolare che arrecò tal variazione, Carlo fece lavorare nuovi denari, dei quali 240 ossia 20 soldi formavano la libbra, secondo abbiamo dall’anonimo agrimensore2 che visse nel secolo ix, e scrisse che tal legge fu in vigore sotto i primi imperatori Carolingi.

Questa libbra però non doveva più essere l’antica, trovando che Carlo Magno ne prescrisse una nuova librata pondere publico, quod Carolus Magnus instituerat come scrisse un altro autore quasi contemporaneo3, ma non essendo detto come all’altra corrispondesse, procureremo di conoscerlo dal peso stesso dei denari di Carlo e di Lodovico suo figliuolo.

Il Fossati4 avendo riconosciuto il peso di 236 denari di Lodovico il Pio, e vedendo che presane la comune davano il peso medio di circa 34 grani caduno, credette che tale dovesse essere il loro peso legale, ma se avesse osservato che almeno un centinaio pesava grani 32, peso che trovò il Guerard5 nel più gran numero dei denari di Carlo, e che riconobbi anch’io sopra una quantità di denari dei tre primi Carolingi delle zecche di Milano, Pavia e Trevigi, avrebbe trovato che la libbra nuova doveva essere di grani 7680, ossia di oncie 13.8 peso di Troyes.

Ora crediamo di poter dire che questa fosse la legge che regolava la monetazione di Roma sotto papa Leone III, non tenendo conto di uno o due grani che trovansi mancanti ne’ suoi denari, differenza soventi volte causata dall’esserei pezzi un po’ consumati, ed anche dalla tolleranza larga sempre in questi tempi, e sopratutto a quanto pare in questa zecca, dove, come vedremo, da suoi successori presto venne la moneta alterata.

Quello che non abbiamo potuto verificare è, se questo papa ed i primi che gli succedettero abbino anche coniato mezzi denari, come fecero i re franchi, tanto più che era assolutamente necessaria una moneta più minuta; io lo credo, e se nessuno sinora se ne conosce, l’attribuisco alla maggior

  1. Guichard, Du sistème monétaire des Francs sous les deux premières races. Revue numismatique. Blois, 1837.
  2. Fossati, De ratione nummorum, ponderum et mensurarum in Gallis, sub primae et secundae stirpis Regibus. Atti della R. Accad. di Torino, Serie II, T. V.
  3. Chronica Slavorum, seu Annales Helmodii Presbyteri. Francofurti, 1581, pag. 119.
  4. Come sopra, pag. 80.
  5. Revue numismatique. Blois, 1837, pag. 415.