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sibi in patricium Romanorum, che abbiamo già veduto da varii contemporanei e migliori scrittori ciò essere avvenuto per parte dei papi, che questo autore confuse coi Romani.

Nulla infine diremo detta nuova citazione del decreto di Graziano che abbiamo già detto essere riconosciuto apocrifo.

Pel Le Blanc come per tutti quelli che scrissero circa il dominio dei papi furono sempre uno scoglio que’ famosi patti di Carlo Magno con Adriano I e Leone III, ma secondo le stesse parole di quel re già sopra da noi riportate erano ad patriciatus nostri firmitatem ...... sicuti cum praedecessore vestro sanctae paternitalis pactum inii, e da quanto consta dalli storici ad essi coevi e specialmente da Anastasio bibliotecario, non appare che vi fossero specificati oneri a carico dei papi, o diritti per parte di quel re, fuori dell’amministrazione della giustizia, anche come vedremo col concorso dei messi pontifici, e difesa de’ papi ed in conseguenza del popolo romano.

Quando poi Leone spontaneamente, e come per ricompensare il re Carlo dei tanti benefizii fatti alla Chiesa lo incorono imperatore, dignità a tutti i re superiore e che in que’ secoli sì immenso prestigio aveva, conservandogli l’avvocazia della Chiesa deve avergli di fatto accordate tutte quelle distinzioni ed onori che verso gli imperatori bizantini usavansi, e che a si alto grado doveansi, e tra gli altri il datare dagli anni del suo impero tutti gli atti pubblici, ed il mettere sulle monete accanto al proprio il suo nome, però giammai in questo secolo troviamo che gli imperatori negli stati della Chiesa abbiano nominato duchi o governatori, o stabilito imposte, o fatto alcun atto sovrano nella sua amministrazione politica, come ora direbbesi, e finanziaria, onde non può stare il paragone che quest’autore fa della signoria de’ papi con quella dei duchi di Benevento, essendo questi pretti vassalli dei re d’Italia, che li destituivano quando loro piaceva, invece che i pontefici tutta la deferenza che dimostrarono per i Carolingi era per i benefizii da essi ricevuti e per averne l’assistenza quando ne abbisognavano, così vedremo che ad altri si rivolsero, quando si videro dagli imperatori abbandonati.

Se il Le Blanc tutta vuol dare ai re franchi la sovranità di Roma, un altro scrittore cadendo nell’estremo opposto volle fare i papi sovrani motto prima che realmente lo fossero, e loro dare ciò che mai ebbero.

Questi, che è l’Acami1, comincia dal far satire l’origine della zecca pontificia a Zaccaria, quando abbiamo veduto che non battè moneta, tessera essendo il pezzo che lui chiama denaro.

  1. Dell'origine ed antichità della zecca pontificia. Roma, 1752. 4°