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Il Muratori, sempre per provare il dominio di Carlo anche prima d’essere imperatore sopra di Roma, parla di questi due mosaici1 e dice, che dopo Constantinus stava una V per Quintus, e cita in appoggio del suo detto tra gli altri il Ciampini, senza aver osservato che nella incisione da questi dataci manca assolutamente la leggenda riferita2.

Il Rasponi invece che con molta critica li aveva già illustrati3, nota esservi il nome di Costantino solo, epperciò dovere rappresentare Costantino il grande, ed in quanto al pontefice quantunque alla sua età più non so ne leggesse il nome, tuttavia un cent’anni prima il Massarelli, che questi mosaici aveva descritti, vi leggeva quello di S. Silvestro, col quale e coll’altro di Carlo Magno, Leone aveva voluto si rappresentassero i due principali benefattori della Chiesa unitamente ai papi da essi beneficati. Con questo viene distrutta l’opinione del Muratori che in Roma ancora si riconoscesse l’autorità di Costantino V, il quale era già mancato dal 775, regnando da quell’anno al 780 Leone IV, dal 780 al 797 Costantino VI e dal 797 all’802 Irene sola, inoltre gli sfuggì che in quest’epoca non era ancora in uso il distinguere con numeri i vari principi dello stesso nome.

Aggiunge il nostro autore, che il quadrato dietro alla testa indicando un personaggio vivente, come si vede nelle due figure di Leone III e Carlo Magno, lo stesso doversi dire di Costantino, ed a tal proposito cita l’opinione del Mabillon e d’altri, ma nel nostro caso è impossibile che la cosa così fosse, che allora Costantino V non esisteva più e gli imperatori bizantini non avevano più alcuna ingerenza in Roma, epperciò se Leone non voleva rappresentare Costantino il Grande, nessun altro cesare di tal nome del suo secolo nè anteriore poteva far effigiare, poichè, oltre che nessun beneficio da questi aveva ricevuto, dal Quinto molte persecuzioni aveva la Chiesa sofferte, onde parmi che l’artista abbi quel principe rappresentato col quadrato come usavasi mettere sopra la testa dei busti in cera dei nuovi imperatori che da Costantinopoli mandavansi a Roma, affine di difenderli dalla intemperie, e così mise il nimbo, segno di santità, al capo di S. Silvestro, e all’imperatore, ugualmente che a Leone ed a Carlo allora viventi, soprapose il quadrato come vedeva ogni giorno sopra i suddetti busti.

Intanto papa Leone in una solenne processione poco mancò che non venisse assassinato per opera di alcuni Romani, ma liberato da costoro,

  1. Annali, all’anno 798.
  2. Vetera monumenta. Romae, 1747. Pars II, pag. 128 e Tav. XL.
  3. De basilica et patriarchio lateranensi. Romae, 1656, fol., pag. 334.