Pagina:Monete dei romani pontefici avanti il mille.djvu/41

32

Finalmente come abbiamo già detto ripeteremo, che mediante il patriziato divennero quei re come intitolavasi Carlomagno ne’ suoi capitolari defensor et adiutor Ecclesiae romanae, e come leggiamo negli annali franchi di Metz1, che certamente non si possono avere per troppo partitanti del dominio de’ papi, dove si dice che Adriano mandò a Carlo missus nomine Petrus affinchè eccitasse detto re a venire a liberare i Romani dalle violenze di Desiderio, quod ipse legittimus tutor et defensor esset ipsius ecclesiae, quoniam ilium praedecessor suus beatae memoriae Stephanus papa unctione sacra liniens, in regem et patricium Romanorum ordinavit.

Questo pontefice al quale deve il maggior suo ingrandimento il dominio temporale de’ papi, dopo aver retto il pontificato ventitre anni, passò all’altra vita nel natale del 795.

Ad Adriano appartengono le prime monete che abbiamo dei papi. Esse per quanto a me consta, sono tutte d’argento e quattro di un sol tipo, quantunque di diverso conio. Nelle prime due varietà (Tav. I, N1 6 e 7) scorgesi nel diritto il busto del pontefice col capo scoperto, con corona di capelli e senza barba, ed accostato dalle due lettere I-B, con attorno in giro DN ADRIANUS P × P ×, e nel rovescio una croce sopra due gradini accostata dalle lettere R-M, con attorno VICTORIA DNN, e nell’esergo CONOB. Nella terza (Tav. I, N° 8) tutto è simile alle precedenti, solamente che leggesi PA, e nella quarta (Tav. I, N° 9) l’intiera parola PAPA.

Questa impronta è intieramente foggiata sulle monete degli imperatori bizantini, le quali già avevano imitate i duchi di Benevento. La leggenda del diritto facilmente vedesi dire Dominus Noster Adrianus Papa, ma la difficoltà sta nel trovare il valore delle due lettere del campo I-B, le quali nessun dubbio vi ha essere lettere numerali greche, e che vedonsi pure sopra una moneta che pare anche d’argento e di ugual peso di Artavasdo e Niceforo battuta in Roma tra il 742 e 743, e sopra alcune di rame col nome di Tiberio Absimaro lavorate nelle zecche di Alessandria ed Abagis in Egitto, ed in Cartagine, che si conservano nel medagliere di S. M. Sarda, ed in parte pubblicate dal sig. Sabatier2. Sopra queste tali lettere greche danno il N° 12, cioè indicano tali pezzi valere 12 nummi; ma sopra i nostri pezzi che pesano tra i 23 ed i 25 grani, e che perciò se d’oro bianco sarebbero tremissi, e se d’argento quarti scadenti di migliaresi, non saprei qual valore

  1. Duschesne, T. III, pag. 280.
  2. Revue Numismatique. Paris 1858, pag. 198 e Pl. IX, num. 8, 9, 10, 11.