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conservasse, lasciando che si governassero que’ popoli come meglio loro gradiva, contenti d’altronde de’ pontefici che tanti sacrifizi avevano per essi fatti senza carico dell’imperial erario, e senza impiego delle loro truppe.

In quanto al governo della città e forse di buona parte del ducato, una porzione appartenendo già prima ai papi, pare che sotto l’alto patronato di questi dal senato essa si amministrasse; vedendosi e dagli atti de’ pontefici e dalla sopra citata lettera, nella quale loro raccomanda Pipino di essere fedeli ai medesimi, che nessuna ombra di sovranità in quel corpo esisteva.

Questo ottimo pontefice e buon padre, come lo chiamavano i Romani, sulla metà del 767 passò a godere nell’altra vita il merito dovuto alle sue virtù.

Per le stesse ragioni, per le quali abbiamo detto non potervi esistere monete di Stefano II, nemmeno possono esservene di Paolo, e probabilmente nemmeno tessere, essendo stata migliore sotto il suo pontificate la condizione di questa provincia, se questa puossi dire una ragione sufficiente per non averne più battute.


STEFANO III

768-772.


Appena era spirato Paolo, che il conte di Nepi entrato armata mano in Roma vi fece eleggere papa Costantino suo fratello, ma non essendo questi qual legittimo pontefice stato riconosciuto dalla Chiesa, e dopo un anno cacciato a furor di popolo, ne’ primi d’agosto del 768 venne eletto papa Stefano prete di S. Cecilia, che fu immantinente consecrato.

Il primo suo fatto fu di scrivere a Pipino per pregarlo d’inviare a Roma vescovi capaci di aiutare a togliere gli errori lasciati da Costantino, ma questa lettera giunse quando quello aveva già terminati i suoi giorni dal 24 settembre, lasciando il trono a Carlo e Carlomanno suoi figliuoli.

Vivente questo papa troviamo che Sergio arcivescovo di Ravenna cominciò a volerla far da padrone in quella città, senza che appaia che Stefano abbia cercato di farlo rientrare nel suo dovere.

Questo papa dopo quattro anni di pontificato passò all’altra vita nel febbraio del 772, e di esso possiam dire come dell’ultimo suo predecessore, che monete non battè, e forse nemmeno tessere.