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Il fuoco. 65

bile sacrifizio che lo attendeva, e come egli sasebbe stato messo in croce sul Caucaso, ove le sue mani, i suoi piedi sarebbero stati un giorno inchiodati, ove il suo costato sarebbesi lacerato crudelmente un giorno dall’adunco becco d’un avoltoio. Prometeo risponde fieramente: «lo sapeva tutto. Spontaneamente operai, non me ne disdico. Ma, in servigio degli uomini, incontrai questi mali, pur non credeva che sarei stato messo a tal supplizio.» Tuttavia, Prometeo non vuole, non sopporta di essere compianto e compatito; si dispone bensì a vaticinare il futuro e desidera di avere presso di sè tali ascoltatrici. Le ninfe oceanine rispondono che per questo lasciarono il mobile elemento e attraversarono gli spazi aerei. S’avanza allora l’Oceano, mosso egli pure da compassione pel caso di Prometeo, non tanto egli dice perchè parente, ma perchè non istima al mondo alcuno più di Prometeo, il quale se ne mostra meravigliato, poichè non trova che sia spettacolo molto attraente il veder castigato da Giove quel Prometeo stesso che aveva contribuito a fondarne il regno. L’Oceano è un politico, un diplomatico. Ammira bensì Prometeo, ma lo consiglia di adattarsi costituzionalmente ai tempi e costumi nuovi, poichè vi ha tra gli Dei un reggitore novello. S’egli smettesse dal dir cose aspre e pungenti, se, frenati gli sdegni impetuosi, si sottomettesse ed implorasse grazia, vedrebbe forse il fine de’ suoi mali. S’egli non può dir cose piacevoli a Giove, taccia almeno, o parli men libero. Prometeo ringrazia de’ prudenti

De Gubernatis 5