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L’acqua. 33

presentati dalle nuvole e nelle aurore, ma talora anche dalla luna e dalle stelle; se il cielo notturno è un mare, la luna e le stelle sono le sirene di quel mare; esse attirano con la loro bellezza il sole navigante vespertino a muovere incontro ad esse; e così l’eroe solare allettato dalla loro bellezza, si perde, L'apsarâ o ninfa è chiamata ora nuvolosa e lampeggiante, ora stellata. Le ninfe stelle risplendono. Ora notate a quale mito diè occasione un equivoco del linguaggio. La stessa radice div, nella lingua indiana, significa brillare e giuocare (in latino abbiamo pure jucundus presso jocus); le stelle brillanti apparvero stelle giuocanti. Quindi l’appellativo vedico dato alle apsarâs ossia alle ninfe di aksgakâmâs o amiche dei dadi; quindi pure nell’Atharvaveda, il gandharva che ha, dicesi la pelle color del sole, ossia aureo e brillante, e la ninfa od apsarâ sono insieme invocati perchè proteggano il giuoco de’ dadi. Le acque e le apsare sono del pari invocate, nel Rigveda, per ottenere un figlio che liberi il padre dei debiti, che possa vincere nel giuoco il suo avversario, per riparare ai debiti fatti dal giuocatore coi dadi.

Che cosa significa questo curioso indovinello vedico? Vi ho detto dell’equivoco nato sulla parola div che significa brillare e giuocare. I raggi solari che splendono sembrano fare un giuoco di luce, e furono paragonati a dadi luminosi gittati; il sole ogni sera giuoca in cielo co’ suoi raggi ossia co’ suoi dadi, come il re Nala, personaggio mitico anch’esso, una gran partita, e la perde, e fa debiti; s’invocano allora la luna o le stelle luminose,

De Gubernatis. 3