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re, nei paesi di confine, di indagare lo spirito pubblico e tener dietro agli avvenimenti del giorno, anche perchè allora, per difetto di gazzette, e per lentezza o assenza di mezzi di comunicazione, gli stessi governi non ricevevano di fuori che notizie scarse o inesatte.

Nella stessa Toscana, poi, non mancavano delatori stipendiati dai governi stranieri, perchè raccogliessero e mandassero informazioni sulle cose e sugli uomini del paese. Naturalmente, codesta polizia segreta, non restava sempre sconosciuta a quella granducale; la quale sentendosi spiata, spiava alla sua volta l’altra. Erano due polizie che si sorvegliavano a vicenda, gettandosi colla miglior grazia di questo mondo dei bastoni fra le gambe, senza che quella che batteva il sedere a terra, potesse, non diremo gridare, ma fiatare. Le convenienze diplomatiche esigevano che in siffatto caso si tacesse e si sorridesse. Così la Polizia, nel 1822, scoprì come un certo Antonio Mannucci, pensionato austriaco, fosse una spia della legazione di Sua Maestà Cesarea; nel 1825, come un certo Pietro Becheroni, capo dei birri del commissariato di Santo Spirito, fosse un delatore al servigio della legazione pontificia, e come per le sue delazioni ricevesse dal governo di Sua Santità il permesso di fare entrare in franchigia nel Bolognese certe stoffe colpite da grosso balzello.

Ecco un uomo che servendo due padroni riuniva in sè tre distinte persone: quella di birro, quella di delatore, e l’altra d’onesto e pacifico mercante di cotonine e pannilani!

L’Archivio segreto del Buon Governo conserva curiosissime relazioni che le spie assoldate dal Granduca inviavano dagli Stati Pontifici, specie dalle Romagne, ove il mal