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sto meno sublime, meno appariscente, magari dietro le spalle dei ministri del nuovo sire.

Difatti (non si meravigli il signor lettore e sopratutto la signora lettrice) a Firenze, nell’anno del Signore 1815, quando gli uomini e le cose descritte e sferzate nel Giorno dell’immortale Parini sembravano entrate nel mondo delle memorie, la pianta del cicisbeismo continuava a coprirsi di foglie e di frutta. Soltanto allora i cicisbei si chiamavano assistenti. Ma la parola non vuol dir nulla; la cosa era precisamente la stessa.

Forse ella, signora lettrice (questa volta ci dirigiamo a lei sola, o signora) non vorrà crederci. Credere sul serio all’esistenza dei cicisbei in pieno secolo XIX!... Ci si parli degli amici della signora; via, diciamo la parola, degli amanti, meno male; chè, gli amanti non hanno mai fatto difetto sotto la cappa del cielo. Paride non era l’amico di casa, l’amico della signora e a un tempo del marito? E Paride, se non isbaglio, visse...

— Qualche cosa come più di tremila anni fa, almeno secondo la leggenda.

— Grazie, Come vede, nemmeno nell’alba della civiltà, sulla soglia della storia, mancava il genere; ma dei cicisbei, degli amanti in titolo, diremmo quasi amanti legittimi, ammessi e riconosciuti dallo stesso marito, tollerati dal pubblico che vede in essi un’appendice indispensabile di quest’ultimo, obbediti dai domestici abituati a ricevere da loro gli ordini, via.... la cosa è un po’ difficile ad ammettersi!

— Niente affatto difficile, signora, e ne sarà prova questa pagina di cronaca galante fiorentina che ci permettiamo di dedicarle rifacendola — sopratutto per smussarne le angolosità e mitigarne il realismo qualche volta più che zoliano — dai soliti nostri scartafacci di Polizia.

— O come c’entra la Polizia?