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se altre prove vuole il Sig. Ab. Rive di quanto ho io affermato, una molto autorevole ne abbia dal celebre Andrea Navagero, il quale nell’anno 1528. andando ambasciatore della Repubblica di Venezia al Re Francesco I, passò per Blois, e nella Descrizione del suo Viaggio lasciò scritto così: In Blois è la Libreria dei Duchi di Milano, che solea esser nel castello di Pavia, la qual portò Re Alvigi d’Italia, quando tolse lo Stato al Duca Lodovico (Navagero, Opera omnia, p. 408. ed. Comin.). Inoltre osservi egli, che di quella traslazione di codici tal fama correva nel Secolo sedicesimo, che Leonardo da Maniaco scrivendo le Istorie de’ suoi tempi (P. I. Lib. IV. p. 122. ed. Bergamo 1603.) ove tratta della congiura insorta contro il Re Francesco II. nel 1560, scrive che la Corte ricreavasi allora a Bles, terra del paese di Sologne, celebre per la bellissima Libreria dei Duchi di Milano, la quale Lodovico Re l’anno 1500. da Pavia trasportò in Francia. Certamente però, per il tempo in cui ella fu fondata, poteva essa Libreria riguardarsi come copiosa; anzi secondo altro Indice fatto nel 1426, il quale dal Sig. Conte di Firmian fu posseduto, più d’un migliaio di Codici ne conteneva (Catalog. Bibl. Firmian. T. I. Mss. p. 97.). Ornamento singolare della Libreria Pavese era il famoso Virgilio col comento di Servio, ed una miniatura di Simone da Siena, posseduto già dal Petrarca, che vi lasciò scritta la memoria del suo innamoramento; il quale poi trasferito nell’Ambrosiana di Milano, finalmente a’ giorni nostri altrove ha dovuto passare.

(83) Le parole del Cesariano, che sono a carte CXV. del Vitruvio da lui comentato, ove del dipingere a fresco si tratta, son queste: Cum sia ancora si po disponere, como dice Vitruvio, questa

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