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musici, e d’altre varie rarità. Le stesse opere sue legali sparse di erudizione storica ed antiquaria, ed altre di amena letteratura, mostrano una cultura d’ingegno differente dalla comune de’ Leggisti di que’ tempi; sicchè non è maraviglia ch’egli istigasse Pierio Valeriano a scrivere la grand’opera sopra li Geroglifici Egizii. Te potissimum impulsore labor hic omnis susceptus est & exantlatus, dice Pierio dedicandone al Mantova il libro xlvii. Medaglie antiche poi da lui somministrate si veggono al Vico, al Goltzio, e forse ad altri ancora. Quando scriveva il nostro anonimo, cominciava a formarsi dal Mantova il Museo; e la casa di lui non ancor faceva pompa de’ bei lavori di Bartolommeo Ammanati e di Domenico Campagnola, i quali fra gli artefici ha egli principalmente adoperati. La statua colossale di Ercole fatta dall’Ammanati nell’anno 1544 (Mantua, Enchiridion &c., p. 305.) trentesimo terzo dell’età  sua, e collocata nel cortile del Mantova, acquistò grande riputazione all’artefice; e fece insieme palese il fino giudizio di chi gliela aveva commessa. Se ne compiaceva il Mantova scrivendo ad Antonio Altoviti Arcivescovo di Fiorenza: Questa statua è alta venticinque piedi, e di otto pezzi, tanto bene accozzati e congiunti insieme, che niente ha lasciato che si possa desiderare nell’arte; anzi che dà  maraviglia a chi la riguarda in questo cortile: nè si può dar pace il Genga del Duca di Urbino, il Palladio, il Sansovino e gli altri di questo maestro, e così giovane, che sia riuscito in così grande impresa. (Lettere, p. 27.) Fu assai bene intagliato in rame quest’Ercole, in grande forma, l’anno 1549 in Roma, e nel 1557 fu ivi riprodotto, ambedue le volte per cura di Antonio Lafrery. Della prima impressione un esemplare tro-

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