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guardevoli persone rende questa bella testimonianza il citato Antonmaria Graziani nella Vita del Cardinale Commendone (Lib. IV. Cap. 4.): Cornelium colebant observabantque fere Patavii quoscumque aut generis, aut ingenii præstantia nobilitaret. Nam & splendide ipse semper atque honorifice vixit, & eius domus, quam ad Antonii ædificaverat, propter hortorum & ædificii elegantiam, vulgo visebatur; & ducebantur homines non litteratissimi illius quidem, sed moderati & maxime acuti & iucundi senis sermonibus. Itaque nullius frequentior Patavii domus erat; ipseque mirifica in omnes humanitate, incredibiliter præclaris ingeniis delectabatur, iisque, cum opus esset, omnibus suis studiis aderat. Poteva pertanto a ragione vantarsi il Cornaro nella Lettera allo Sperone, di belli sentimenti ripiena, che col suo aveva giovato alli letterati, alli musici, alli architetti, alli pittori, alli scultori e simili.

(19) Non mi sono mai incontrato a vedere altro scrittore che faccia il Falconetto scolare di Melozzo da Forlì: ma se ciò fu, probabilmente avvenne in Roma, dove il Falconetto si portò, e Melozzo pure fece dimora qualche tempo, e belli e rari monumenti dell’arte sua vi ha lasciati. In tanta riputazione egli si aveva al tempo suo, che Jacopo Zaccaria in un Formolario d’intitolazioni di Lettere, stampato in Roma a tempo di Papa Sisto IV, propose per esemplare di scrivere a’ pittori anche Totius Italiae splendori Melocio de Forolivio pictori incomparabili.

Non fu la nobilissima loggia del Cornaro l’ultimo lavoro del Falconetto, come ha scritto il March. Maffei (Verona illustrata, P. III. p. 81.) credendola opera dell’anno 1534; perciocchè l’iscrizione messavi prova che dieci anni addietro ella fu


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